San Cataldo - Molo di Adriano

 

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Storia del Porto antico di San Cataldo

 

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Il porto antico di San Cataldo, noto come Porto Adriano, si trova immediatamente a Sud-Est dell’attuale faro, nella baia omonima situata lungo la costa adriatica, a 10 Km a Est di Lecce.

Fu realizzato, forse, per volontà dell’imperatore Adriano, come ricorda Pausania (Paus. VI, 19, 9), che cita la costruzione di un molo artificiale da parte dell’imperatore dopo la concessione dello statuto coloniario a Lupiae (Lecce), già municipio. Probabilmente tra la fine dell’età repubblicana e la prima età imperiale (prima metà del II-I sec. a.C.) il porto doveva essere già munito di alcune infrastrutture in seguito potenziate sotto l’imperatore Adriano. La presenza di un approdo in una fase più antica può essere messa in relazione con l’attività dell’impianto produttivo di anfore brindisine individuato presso Masseria Ramanno per cui il porto ebbe la funzione, in questa fase, di punto di imbarco e commercio della produzione anforaria locale. Una proposta recente lo retrodata, invece, all’età augustea, nell’ambito del programma della riorganizzazione della città romana di Lupiae e del suo territorio; il molo sarebbe stato concepito, dunque, come parte di un programma unitario di pianificazione urbana e territoriale dell’area.

 

Sebbene non ci siano chiare testimonianze circa un suo possibile sviluppo in età bizantina e normanna, le fonti cartografiche e i portolani d’età medievale, indicano San Cataldo come uno dei punti d’approdo della costa leccese. Tra la fine del XIV e gli inizi del secolo successivo, nell’ambito di una fase di riorganizzazione economica del territorio, il porto attraversò un nuovo momento di sviluppo con l’edificazione di una torre e lavori di riadattamento del litorale. Nel corso del Cinquecento è documentata una fervente attività commerciale del Porto di San Cataldo, soprattutto per l’imbarco dell’olio prodotto nell’entroterra leccese, attività che continuò per tutto il XVII secolo. In seguito, a causa della scarsa sicurezza della baia soggetta ad insabbiamenti, il molo fu abbandonato. Nella seconda metà dell’Ottocento il recupero del porto di S. Cataldo divenne l’obiettivo principale dell’amministrazione di Lecce che viveva una grande fase di sviluppo urbanistico e demografico.

Il nuovo molo, costituito da due bracci che formano una L, ben visibile sotto la superficie del mare, fu costruito nei primi del Novecento sui resti del porto romano, con il riutilizzo di una parte dei blocchi della struttura antica, ma ben presto si presentarono fenomeni di insaccamento, ristagno di alghe e insabbiamento dello specchio d’acqua protetto dalla nuova struttura portuale.

 

La struttura del molo romano

 

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Il molo romano è una struttura portuale con andamento NO-SE. Esso si è conservato per un’altezza complessiva compresa tra i 2,30 e i 2,70 m e una larghezza massima di 16 m. Quanto alla lunghezza, attualmente sono visibili solo due tratti: il primo, lungo 69 m si protende lungo la spiaggia, ma la sua radice si trova in parte sotto l’attuale piazza Adriano, mentre il secondo, distante 10 m dal primo, si estende per ulteriori 10 m sulla battigia. Quest’ultimo, con andamento semilunato, è a una quota di 2 m inferiore rispetto al primo tratto ed è stato rasato dal molo novecentesco.

E’ costituito da due cortine esterne di blocchi squadrati di grandi dimensioni in calcarenite disposti su più filari e riempimento in opus caementicium (composto da schegge e frammenti di calcare di varie dimensioni legati con malta di calce con tritume testaceo). Per dare maggiore solidità alla struttura e per limitare le spinte del materiale di riempimento, tra le cortine esterne sono state poste catene di blocchi con setti ortogonali e paralleli.

 

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La struttura presenta una leggera curvatura in direzione Sud-Est, con evidente deviazione del paramento meridionale. Su questo lato rimane oggi visibile una bitta d’ormeggio di forma cilindrica in marmo bianco venato del diametro di 40 cm; una seconda bitta, presente su una planimetria della fine dell’800, invece non si è conservata, mentre una terza si trova nella parte centrale del molo.

Durante la costruzione dell’ancoraggio novecentesco, il paramento settentrionale del molo antico è stato oggetto di uno spoglio sistematico. Il prospetto si conserva in elevato per 2,30 m, con una posa in opera dei conci differente tra il tratto iniziale e quello finale, probabilmente da attribuire ad una riparazione in corso d’opera della fabbrica, dovuto alla necessità di adattare l’impianto ad un piano basale non perfettamente orizzontale.

I blocchi erano uniti da grappe metalliche a forma di doppia T e P greco, lunghi 55-60 cm, messi in opera per fissare i blocchi sullo stesso filare e da perni, sempre metallici, per legare i blocchi sovrapposti.

La tecnica di costruzione del molo è “a cassone” e può essere ricondotta, seguendo le indicazioni riportate da Vitruvio nel De Architectura (V, 12), al sistema dell’emplecton, una tecnica costruttiva impiegata su vasta scala in numerosi porti del bacino del Mediterraneo con varianti e adattamenti locali. 

 

Il paesaggio in età antica

Il paesaggio costiero della baia di San Cataldo nell’antichità era diverso da quello attuale, ragione per la quale oggi il molo si trova in parte sulla sabbia e in parte in mare.

Nel corso dei secoli, infatti, vi è stato un progressivo avanzamento della linea di costa che, insieme all’accumulo delle sabbie marine, a fenomeni di erosione e, a partire dal XIX secolo, all’espansione urbana, hanno modificato pesantemente l’aspetto della baia.

Durante il periodo greco e romano il mare, in seguito a più oscillazioni, era a un livello più basso di circa 3 m rispetto ad oggi. Un progressivo avanzamento della linea di costa fu documentato, nel corso dell’Ottocento, dai progettisti incaricati della costruzione del nuovo molo.

 

Il progetto di restauro e valorizzazione “Lecce, Loc. San Cataldo. Lavori di messa in sicurezza dei resti delle strutture murarie del Porto Adriano”

L’azione erosiva del mare ha compromesso i resti delle strutture murarie del sistema portuale antico di San Cataldo, in particolare sul lato Nord e Nord-Est, causando evidenti sgrottamenti nel piano fondale e cedimenti sui paramenti e sul piano di calpestio. Questa situazione ha reso necessaria la messa in sicurezza delle strutture murarie e la realizzazione di opere di difesa dall’erosione del moto ondoso.

Nella stessa area sono presenti altre strutture murarie appartenenti al molo costruito nei primi decenni del Novecento dal Comune di Lecce, che ha portato alla distruzione di parte delle strutture di età romana. Tali strutture, pur se interessate da un grave dissesto statico, non saranno oggetto dell’intervento di restauro, a causa della insufficiente capienza economica.

La struttura portuale era stata già oggetto di un intervento di restauro tra il 2013 e il 2015, che aveva interessato la stuccatura dei giunti fra i blocchi del nucleo, il riposizionamento dei blocchi fuori opera, l’eliminazione delle superfetazioni moderne e la realizzazione di una trincea sul lato Sud-Ovest con la riconfigurazione della recente duna artificiale attraverso il sistema delle “terre rinforzate”.

L’intervento di restauro del 2020-21 è articolato in due fasi: la prima conoscitiva, con indagini diagnostiche sui blocchi e sul nucleo per acquisire informazioni sull’intervento di messa in sicurezza più adatto e con prospezioni geoelettriche e geognostiche con carotaggi lato mare e terra per acquisire informazioni sul sottosuolo. La seconda, relativa al vero e proprio intervento di messa in sicurezza, prevede: la realizzazione di una barriera sommersa funzionale alla protezione della struttura antica dall’azione erosiva del moto ondoso; un saggio archeologico subacqueo finalizzato ad individuare la struttura della banchina di epoca romana attualmente sommersa e che costituirà la base sulla quale fondare l’intervento di ricostituzione del nucleo; il ricollocamento in situ dei blocchi che si sono distaccati; il riempimento delle lacune tra la struttura esistente e i nuovi blocchi; la stuccatura delle lesioni sul paramento settentrionale e sul piano di calpestio.

 

Importo euro 125.526,39

R.U.P. Rag. Alessandro Macchia

Progettisti: Arch. Giovanna Cacudi, Dott.ssa Serena Strafella, Dott.ssa Daniela Tansella,

Dott. Angelo Raguso

Direttore dei Lavori: Arch. Giovanna Cacudi

Direttore Operativo: Dott.ssa Serena Strafella

Collaboratore tecnico: Geom. Gianluca Latino

Impresa esecutrice: COBAR S.p.a.

Fondi MiC – intervento in somma urgenza

Perizia 9 del 25/11/2020

Inizio lavori: novembre 2020