Convenzione Europea per la protezione del patrimonio archeologico

Abstract

L’archeologia preventiva trova fondamento normativo in Europa nella “Convenzione Europea per la protezione del patrimonio archeologico”, firmata alla Valletta (Malta) nel 1992. Essa introduce formalmente, mutuandolo dalla legislazione ambientale, il principio (“Polluter pays”) secondo cui gli oneri della tutela sono a carico dei soggetti che attraverso lavori di trasformazione territoriale rendano necessaria l’attivazione della tutela stessa. Da questa Convenzione discendono tutte le norme comunitarie e dei singoli Paesi in materia.

L’Italia ha accolto tale principio con l’art. 28 comma 4 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004): “In caso di realizzazione di lavori pubblici ricadenti in aree di interesse archeologico, anche quando per esse non siano intervenute la verifica […] o la dichiarazione [di interesse culturale], il soprintendente può richiedere l’esecuzione di saggi archeologici preventivi sulle aree medesime a spese del committente”.

Indagini archeologiche preventive, effettuate nel 2017 ad Arnesano, in località “Riesci”, già nota per il rinvenimento in passato dei resti di una tomba neolitica, hanno consentito di riportare alla luce, in punti diversi delle aree oggetto di indagine, i resti di tre capanne di un insediamento inquadrabile nello stesso ambito cronologico.

Convenzione Europea per la protezione del patrimonio archeologico01

Convenzione Europea per la protezione del patrimonio archeologico02